Il Laboratorio anacronistico

Laboratorio Anacronistico

L’esposizione « Laboratorio Anacronistico » é una proposta del duo di artisti Micol Grazioli e Mahatsanga Le Dantec.

Gli interventi esposti sono stati elaborati durante la residenza di creazione, all'interno di ArtCycle 2020, una programmazione di esposizioni e incontri sul tema dell'uomo, l'arte e l'ambiente. Il progetto è promosso da Spazio Piera, luogo di scambio e arte a Trento.

Il laboratorio anacronistico, è un luogo dove i tempi si mescolano, si anticipa il presente che posticipa il futuro, dove le assurdità sono attuali. È un luogo per chi pensa che il progresso rimpianga il passato, per chi vuole diventare contadino, per chi é fuori tempo, per chi si chiede se abbiamo sbagliato pianeta.

A causa della situazione sanitaria gli artisti hanno creato una piattaforma virtuale dell'esposizione: https://lab-anacronistico.wixsite.com/benvenuti

L’esposizione è aperta dal 30 dicembre 2020 fino al 31 gennaio 2021. Gli interventi sono visibile all'interno dello spazio espositivo, "La Finestra", "Terra d'uomo" e "Reperto ICCD03 00109557", sono stati fotografati e filmati per permettere al pubblico d'immergersi nell'universo del laboratorio. Sopra il tavolo della saletta è possibile accedere alle ricerche degli artisti, attraverso i documenti e la mappa concettuale. La piattaforma ha inoltre inspirato ulteriori creazioni virtuali.

Durante l'esposizione gli artisti hanno invitato Canopé, artista francese, a realizzare un brano musicale,"Sovraesistere/Coesistere", e i Passepartout Duo a presentare un'opera sperimentale sonora.

https://www.giornaletrentino.it/cultura-e-spettacoli/laboratorio-anacronistico-col-progetto-artcycle-1.2514070

 

Reperto ICCD03 00109557

Multistrato, schermo, computer, faretto, struttura metallica, vetro, terra.

Micol Grazioli e Mahatsanga Le Dantec

In una macchina da laboratorio, una scatola nera innalzata da una struttura metallica, delle spie si accendono fra i cavi elettrici. La terra è sotto vetro, una luce debole la illumina dal retro, un contadino si dà da fare, minuscolo ologramma, zappa ripetutamente. Un mondo in scatola, ridimensionato e custodito da una tecnologia futuristica e obsoleta.

 

Terra d’uomo

Carotaggio - Plexiglass, terra, torba, ceramica, carbone, erba, rifiuti organici

La « terra preta » è una delle terre più fertili al mondo, un suolo tipico del bacino amazzonico, e lontano dalle nostre aspettative è di origine antropogenica, più precisamente precolombiana. Questo tipo di scoperte ci ricorda che l’Antropocene non è solo un impatto umano distruttore ma può essere anche una simbiosi fra gli uomini e l’ambiente. Noi non ci adattiamo semplicemente all'ambiente in cui viviamo ma lo modifichiamo per poterci abitare, come già le piante prima di noi, che hanno creato delle condizioni favorevoli alla vita. Tra cui anche la nostra vita, che non è possibile autonomamente come crediamo sia. Sarebbe folle pensare di dissociarsi dal pianeta e di poterlo modificare senza conseguenze. Gli indios che hanno creato la terra preta, collaborando con la foresta hanno trasformato il loro ambiente per viverlo ma l’hanno fatto nel rispetto del suo equilibrio. Oggi stiamo studiando la composizione della terra preta, e forse una lezione la stiamo imparando, che potremmo, invece di cercare delle soluzioni in un’ipotetica nuova tecnologia, trovarle in tecniche di 2000 anni fa.

Finestra

Finestra, tavola, sedia, radio, proiettore

È mattino, alla radio si sentono telegiornali, alluvioni, pubblicità di SUV elettrici, manifestazioni, virus, terre rare, miniere di coltan, crociere turistiche, nuovi smartphone, riscaldamento globale, sesta estinzione, intelligenza delle piante, cooperazione, miliardi di alberi. Sul tavolo c'è una tazza con un cucchiaio e alla finestra il paesaggio quieto si sveglia, cambiando lentamente colore. In quest’instante due presenti s’incontrano. Oggi si vive nell’emergenza e la contraddizione, contraddizione di un’economia assurda che spinge la sua esistenza al di là del limite, senza considerare la vita. Si vive immersi nel rimbombo dell’allarme, è rumoroso, ma si vive comunque grazie alla nostra capacità di escludere il rumore. Forse dimenticare aiuta a calmare il dolore, ma non cura. Forse escludere il rumore ci permette di pensare. Forse guardare dalla finestra ci permette di vedere il mondo, anche se è dall’altra parte del vetro. Bisogna prendere in considerazione l’allarme, ma abbiamo bisogno di silenzio per pensare. Bisogna pensare per curare. Comunque la bellezza esiste ancora e ci sarà sempre.

error: