La forêt qui n’est plus

Nell'ambito del Festival Nuits des Forets, propongo in collaborazione con la famiglia Segato, La foresta che non c'é più, un intervento artistico in situ attraverso la memoria del luogo e degli alberi.

Vicino al paesino di Perles-et-Castelet nei pirenei centrali francesi, la famiglia Segato aveva un bosco, ma questo luogo diventa oggi la testimonianza di un'ingiustizia nei confronti della natura: 300 abeti di oltre 50 anni sono stati tagliati illegalmente, le abbattitrici non hanno lasciato altro che rami lacerati e un terreno deturpato e inquinato. La famiglia Segato come gli uccelli, i caprioli e i tassi hanno perso il loro piccolo paradiso, che rimane solo nei ricordi e nella speranza che il bosco si rigeneri al più presto.

 

La forêt qui n’est plus

Ricordare, rappeler, appeler à nouveau, parce que sa mémoire est encore présente, dans le cœur et la parole. Reperire, pour se repérer, regarder autrement à travers les souvenirs, chercher des restes. Rivelare, révéler les traces cachées du passé mais aussi du futur. Riparare en tant que réparer mais aussi de protéger, de Riparo, abri en français. Ricreare, reconstruire des choses perdues. Attendere, attendre, tendre à, aspirer avec espoir et persévérance.

 

Il suolo è distrutto, vedere i rami strappati e la sorgente inquinata è doloroso. Ma come sempre è la natura che ci rassicura, ci sono delle piantine che crescono, alberi.

 

felci, frassini, faggi, quercie, castagni, noccioli e abeti.

Le abbattitrici hanno lasciato un terreno dai solchi profondi, riempiti inoltre d'acqua inquinata della sorgente deviata.

Prolungando i solchi , scavo con le mani per ritrovare l'albero, rivelato dalle sue radici, ancora radicate e intrecciate tra loro.

 

Ricostruire l’immagine del luogo.

“Era meraviglioso, ogni angolo di questo bosco aveva un suo universo, ogni volta che venivo camminavo fra gli alberi delle ore, 30 anni di ricordi.

Nel bosco ritrovavo la quiete e ripartivo con un’energia nuova. Mi riportava a quello che ero realmente, da bambino, ritrovavo così la mia infanzia e quella semplicità.

Questa parte del bosco era la mia preferita, mi piaceva molto, era più spaziosa e luminosa.”

Christophe S.

“Si vedevano gli abeti verdi fino ai tronchi. i rami facevano come una parabola, dentro gli uccellini trovavano riparo.

Gli abeti avevano un’altra struttura, i rami erano talmente grandi che s’incarnavano verso il basso per poi risalire all’estremità, sotto tutte le ramificazioni cadevano come ghirlande. Questa struttura appare solo ad una certa età e grandezza degli alberi.”

Christophe S.

 

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