osservazioni da spettatori inaspettati

Muschio, legno marcio, carbone, 2,5 m di diametro

Mani di cera d'api, struttura metallica sospesa a 3m dal suolo
Bologna 2012

Un mandala di bosco, riposa sulla superficie nuda del pavimento di un interno. Non tace ma risucchia. Esso è pavimento della natura. Profumo dell’umido legno marcio decomposto e dal muschio che ne trae nutrimento. Il legno marcio è come carne macellata dell’albero, morta e viva al tempo stesso. Le uova di ragno ci dormono dentro e le larve d’insetti ci mangiano. Affondandoci le mani, fredda e umida la fibra si divide, è rossa,fresca, come la carne. Il decadimento della carne viva del legno è il suo uso intelligente, autonomo e utile che ne fa la natura. Senza rifiuto essa crea e consuma. La fibra ammollita diventa terra, ci cresce il muschio.Al centro secco e scuro il carbone del legno, il fuoco dei fulmini, dei piromani e della siccità. È un materiale potenziale, è il consumo della fiamma, è un energia latente che aspetta. Quello che rimane dell’anima dell’albero fattosi fumo per salire. Polvere, nera come la notte nella tana di un animale. Dalla fibra consumata dall’acqua alla fibra consumata dal fuoco.
Il muschio che succhia dal fango di legno si allarga a tappeto soffice e diffuso. Spore che si staccano da bozzoli sopraelevati, palloncini attaccati a un filo.

Un Favo sta attaccato come un bozzolo nell’angolo di una stanza, fatto di mani si avvolge in un abbraccio, mani sottili strumento di protezione, non si fanno vanga, non si fanno
morsa, ma bensì vaso, per raccogliere e contenere. Le mani di cera, cera d’api, accarezzano il mondo interno della crisalide sopita. Candela spenta, cerotto guaritore, un alveare d’uomo. Né ronzii né miele ma bensì silenzio. È un lavoro invisibile quello interno.